Joint venture, un consiglio per saperne di più

Qualche tempo fa ti ho parlato delle alleanze strategiche, delle joint venture. Di quanto sia importante valorizzare le nostre e le altrui risorse per stringere accordi che facciano affluire liquidità nelle nostre casse senza dover inseguire il nostro direttore di banca. Puoi andarti a leggere il post qui se non lo hai già letto. È una strategia che io stessa sto scoprendo e applicando alla mia attività e che trovo geniale perché va incontro a quel principio di fare squadra a me molto caro. Credo che sia utile capire come funziona per qualsiasi imprenditore, lavoratore autonomo e professionista senza limitare le possibilità di far crescere la liquidità soltanto ai finanziamenti bancari.

Per aiutarti ad approfondire le alleanze strategiche, ti segnalo un libro appena pubblicato e che è davvero interessante, scritto da Adelina Mihaylova, colei grazie alla quale io stessa ho imparato a voler sapere di più in merito alle joint venture. Il link al libro  “Conosco gente che conosce gente” – che puoi acquistare su Amazon – lo trovi qui: https://rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?ref=qf_sp_asin_til&t=myblog0960-21&m=amazon&o=29&p=8&l=as1&IS1=1&asins=172684000X&linkId=%2025a829b1253a4cf24daf026b1ccc10b0&bc1=ffffff&lt1=_blank&fc1=333333&lc1=0066c0&bg1=ffffff&f=ifr“>. Buona lettura! E fammi sapere cosa ne pensi.

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Come procurarti finanziamenti senza andare in banca? Il tesoro nascosto dentro la tua azienda che devi assolutamente monetizzare

imageSei alle prese con i pagamenti che sembrano essere sempre sul punto di irrompere dentro la tua cassa ma che, alla fine, non riesci mai ad afferrare. E, intanto, le uscite ti guardano implacabili dai fogli che il commercialista ti mette sotto il naso a due giorni dalla scadenza ignorando la più elementare delle regole di un’azienda che imporrebbe di pianificare almeno le spese prevedibili. Non è la prima volta che ti succede e pensi seriamente di chiedere un prestito in banca anche se, al solo pensiero, già ti vien voglia di fuggire in qualche posto lontano.

E non avresti tutti i torti… Devi chiedere un incontro con il direttore della banca, mettere in ordine tutta la documentazione che serve, portargliela ma, soprattutto, aspettare quella risposta che tarda sempre ad arrivare. E, di rinvio in rinvio, passano i giorni e sei costretto anche tu a rimandare progetti, pagamenti, assunzioni – magari necessarie per lo sviluppo della tua impresa – in un limbo che diventa sempre più inquietante.

Se non sei in preda a una crisi di panico, certamente hai una bella dose di ansia. Che si aggiunge a quella che già ti assale tutti i santi giorni davanti al tuo nemico, quello vero, contro cui devi combattere senza tregua. Un nemico che ha tanti volti e un solo nome: la burocrazia. Non quella, pure necessaria, che costituisce la benzina che manda avanti amministrazioni europee capaci di risolvere in pochi giorni problemi che in Italia si trascinano per anni. No. Quella fatta di tanti ostacoli che si frappongono fra te e il tuo lavoro di imprenditore. Lo so bene perché, oltre ad essermene occupata nel mio lavoro di giornalista, oggi vivo tutto questo sulla mia pelle dal momento stesso in cui ho deciso di fare della mia passione un’impresa.

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Ma torniamo a te che stai ancora pensando di andare in banca. Ti sembrerà strano ma non è l’unico modo per mettere soldi nella tua cassa. In questo post ti parlerò di due possibilità e approfondirò le altre in un post successivo. La prima la accenno soltanto perché richiederebbe, da sola, non soltanto un post ma un trattato a parte. Mi riferisco alle alleanze strategiche, alle joint venture che è come dire voler fare accordi con settori simili al tuo in modo da sostenervi a vicenda. In pratica, tu fornirai i servizi in cui sei forte e lui ti offrirà le competenze o i servizi/prodotti che a te mancano e che ti costerebbero fior di quattrini se dovessi acquistarli. Ma su questo, come detto, tornerò a breve con post dedicati. intanto, se hai voglia di approfondire, ti lascio qui il link a un interessante libro scritto su questo argomento da Adelina Mihaylova e pubblicato da poco.

Il secondo modo per dribblare il tuo direttore di banca ê quello di informarti sui finanziamenti europei. L’Unione Europea prevede alcuni strumenti di finanziamento dedicati alle Pmi. Questa volta ti voglio parlare dei prestiti della Bei (Banca Europea degli Investimenti). Tra le spese riconosciute come finanziabili grazie ai prestiti della Bei ci sono i progetti di ricerca e sviluppo, le spese per i nuovi impianti o per incrementare la capacità produttiva dell’impresa ma sono tassativamente esclusi gli investimenti puramente speculativi. Il finanziamento arriva fino al 50% della spesa complessiva prevista ed è rimborsabile fino a quattro o dodici anni. Se la cifra del prestito è superiore a 25 mila euro, la linea di credito è attivata mettendoti in contatto direttamente con la Bei, altrimenti dovrai contattare gli istituti bancari intermediari. Le condizioni, in entrambi i casi, sono diverse e più favorevoli rispetto a un ordinario prestito bancario.

Se, invece, vuoi proprio evitare il finanziamento e monetizzare le risorse che già hai, anche se non ne sei pienamente consapevole, … continua a seguirmi: a breve approfondirò proprio questo aspetto spiegandoti come valorizzare il tesoro nascosto che possiedi e che può rivelarsi una vera fortuna. Intanto, per avere informazioni dettagliate sulle condizioni praticate dalla Bei, si può andare qui.

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Come trovare la strada giusta nella giungla dei tanti programmi comunitari


Perché fornire un servizio di coaching ai nostri clienti? In che cosa è utile un consulente personalizzato che ti segue, passo dopo passo, nella realizzazione del tuo progetto? È una domanda che mi sento porre spesso quando descrivo i servizi offerti da L’Atelier dei Progetti e quando aggiungo che proprio il coaching è un servizio che in genere altre società di Europrogettazione non hanno e che ci caratterizza.

Quello che molti clienti lamentano nella loro esperienza con la progettazione comunitaria è  una scarsa relazione tra progettista e impresa. Ed è anche vero che – voglio spezzare una lancia in favore dei nostri competitor – molte volte ci si trova a sostenere una vera e propria corsa contro il tempo tra formulari da compilare, documenti sbagliati che arrivano in sede perché ci si è capiti male con il cliente, scadenze che sembrano avvicinarsi inesorabilmente … Ma questo è. E, al di là delle buone intenzioni, il risultato che ne deriva è quello di due mondi che si incontrano poco e male considerando pure che, diciamoci la verità, parliamo due lingue diverse. È un po’ come se uno parlasse inglese e l’altro rispondesse in turco: non si riesce a stabilire una connessione se non tra molte difficoltà. 

Nel frattempo, tu starai facendo – o ipotizzando di fare – investimenti per implementare la tua attività e magari stai anche prendendo decisioni corrette dal tuo punto di vista ma del tutto scollegate sia dal progetto che stai per presentare sia dagli altri strumenti che l’Unione Europea prevede.

Ecco perché noi abbiamo previsto il servizio di coaching. Una persona dedicata solo a te e alla tua impresa e che conosce tutti gli strumenti che ti possono servire man mano che tu programmi la tua attività e i progettisti procedono nel loro lavoro. Un ponte tra te e il project manager, pronto a recepire i tuoi bisogni, le tue esigenze, le tue richieste e perplessità, che sa capire la tua lingua e quella dei progettisti ma che quando parla con te sa dove cercare le risposte che ti servono. È un servizio di consulenza personalizzata che semplifica il percorso, accorcia le distanze, traduce le differenze tra te e chi lavora al tuo progetto, qualcuno che ti permette di seguire sempre la road map che lo staff sta seguendo per portare la tua idea a essere candidata a quel determinato bando.

Ma non solo. Il tuo coach può fare di più. È una persona che conosce gli strumenti messi in campo dall’Unione Europea per te che hai un’impresa. E che può consigliarti di utilizzare un determinato strumento finanziario se hai bisogno di liquidità e ne hai bisogno presto.

Facciamo un esempio.

Mario Bianchi è titolare dell’impresa Tal dei Tali. Viene da noi con un’idea seria e finanziabile: lo scopre dopo un check-up con noi. Ma pone un problema: quell’idea, in realtà, gli frulla per la testa da molto tempo e, poiché Mario Bianchi è anche una persona impaziente, ha una gran voglia di cominciare a realizzarla. “Quanto tempo può passare – ci chiede – per avere il finanziamento europeo e potermi mettere all’opera?”.

Risposta nostra: purtroppo, quello di cui stiamo parlando non è un finanziamento vero e proprio. Ê una sovvenzione e, se tutto fila liscio, potresti avere la cifra entro la tale data ma le variabili sono molte. Potresti persino vedertelo respinto, il tuo progetto e dover ricominciare dall’inizio il percorso. Troveresti sempre noi al tuo fianco a suggerirti cosa fare ma non possiamo darti certezze fin da ora.

Ma Mario Bianchi scalpita: vuole mettere presto la sua “prima pietra”. Il suo coach, che conosce l’esigenza del Signor Bianchi e anche come sta procedendo la lavorazione del suo progetto, potrebbe, per esempio, consigliare di realizzare una parte del progetto con suo capitale o attraverso un finanziamento europeo per avere liquidità e impostare il progetto per attingere risorse con una sovvenzione a fondo perduto per finanziare la restante parte. E potrebbe organizzare una Skype tra Mario Bianchi e il Project Manager per risolvere i dubbi o rispondere alle sue domande. Così, il Signor Bianchi può decidere di dar vita da subito alla sua idea progettuale investendo una parte del capitale della sua impresa, e presentare il progetto comunitario per finanziare la parte restante.

È soltanto un esempio (un caso realmente capitato) che rende bene il motivo per cui abbiamo deciso di offrire questo servizio come aggiunta a chi si orienta per l’Europrogettazione. Un servizio esclusivo che ti fa sentire speciale. E, soprattutto, non ti fa sentire da solo all’interno di una giungla dalla quale non sai più come uscire.

 

 

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Come partire con il piede giusto per partecipare a un bando europeo

Oltre trenta milioni, 30,6 per l’esattezza, sono i lavoratori autonomi in Europa. Per loro, e per le politiche a loro dedicate, è stata messa sul piatto della prossima programmazione comunitaria la bellezza di 330 miliardi di euro (38,5 per l’Italia, +6% rispetto all’attuale programmazione), cifra alla quale si vanno ad aggiungere 1,2 miliardi di euro per la mobilità. Parliamo ancora di cifre che dovranno essere negoziate nel Parlamento Europeo nel percorso di definizione delle risorse comunitarie. Diciamo che sono le cifre ai nastri di partenza e che, per conoscere l’importo definitivo, dovremo aspettare ancora un po’ ma già possiamo cominciare a farci un’idea.

Le cifre, dunque, sono importanti. Spesso, però, davanti a queste notizie siamo incuriositi, interessati a saperne di più. Magari andiamo su internet, proviamo a scoprire qualche informazione aggiuntiva ma, alla fine, ne sappiamo quanto prima di esserci messi alla ricerca di maggiori informazioni. E, soprattutto, non sappiamo dove sbattere la testa.

Proviamo, allora, qui a delineare un percorso per cominciare a muovere pochi, semplici passi. Con una premessa: se sei alla ricerca di finanziamenti, di liquidità da far affluire nelle casse della tua impresa anche soltanto per far fronte a un ritardo nei pagamenti da parte dei tuoi clienti, l’Unione Europea ha alcuni strumenti che puoi senz’altro utilizzare ma che tratterò in un altro post. Niente a che fare con i programmi a cui mi riferisco qui e che sono stati pensati per aiutare la competitività e l’innovazione delle imprese degli Stati membri. Tutti programmi, questi ultimi, dedicati a chi aggiungerà proprie risorse alla sovvenzione riconosciuta dall’Europa, anche in termini di beni immobili, personale, ecc.: il “cofinanziamento“.

Con questa premessa, partiamo. Sei un piccolo imprenditore. Non hai idea del punto da dove cominciare e vuoi saperne di più …. che fai? La prima cosa che devi fare è questa: una verifica dei tuoi progetti, delle proposte finite in un cassetto per i più diversi motivi. Forse anche perché immaginavi che ci volessero molte risorse e non te la sei sentito di affrontare prima quell’investimento. Valuta, quindi, a quale bisogno riesce a dare soluzione la tua idea. Attenzione: questo è un punto spesso molto sottovalutato. Ed è un male perché il tuo progetto non deve soddisfare il tuo narcisismo, il tuo ego. Deve essere, al contrario, la risposta a un bisogno, a una necessità avvertita come tale. Pensa alle piccole o grandi invenzioni che hanno migliorato la nostra vita e che oggi ormai fanno parte delle nostre giornate tanto da non poterne fare a meno.

Un esempio? Oggi sarebbe impensabile una casa senza il telefono. Senza o con fili o cellulare, non potremmo ipotizzare le nostre giornate senza. Lo troviamo sul tavolo del ristorante, vediamo gruppi di giovanissimi (e non soltanto) con gli occhi incollati sul display persino mentre attraversano la strada. Eppure, prima che nel 1834 Antonio Meucci cominciasse a lavorare al suo progetto tra Firenze e Cuba, la comunicazione tra continenti viveva tempi difficili. E Meucci ebbe proprio il merito di rispondere a un bisogno: quello di comunicare con ci si trovava all’altro capo del mondo con la stessa facilità con cui si comunicava con i propri vicini. Ecco, l’invenzione deve rispondere a questo tipo di bisogno.

Poi dovrai fare un’analisi attenta dei prodotti o servizi offerti dal mercato e che sono simili a quello che hai in mente tu per poi descrivere dettagliatamente in cosa consiste il carattere differenziante del tuo progetto rispetto alla concorrenza (c’è sempre un prodotto o servizio concorrente. Affina il tuo sguardo per vederlo. Altrimenti, significa che il tuo prodotto o servizio non ha mercato e, quindi, non c’è business). Infine: quanti soldi occorrono per la realizzazione del tuo progetto? E, di questi, quanti ne puoi investire tu? Un consiglio: considera sempre tutte le spese che dovrai affrontare per rendere realizzabile la tua idea progettuale come investimenti, mai come costi.

Con tutti questi elementi ben chiari, ora puoi affrontare una consulenza per capire qual è il programma comunitario che più è adatto al tuo caso ottimizzando i tempi e per poter decidere di conseguenza.

Questi sono soltanto alcuni semplici passi ma non gli unici, naturalmente. Presto tornerò su questo argomento e ti darò altri elementi utili. Restiamo in contatto!

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Qualche consiglio dall’Europa per la tua Pmi

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(Fonte: https://pixabay.com)

Sei un imprenditore e ti stai guardando intorno alla ricerca di liquidità per dare competitività alla tua azienda? Sei una piccola o micro impresa e vuoi un sostegno economico per sviluppare il tuo progetto? Questo è molto altro è quanto è previsto dal programma comunitario Cosme, Competitiveness of Enterprises and Small and Medium-Sized Enterprises, con due miliardi e mezzo di euro in totale a disposizione, soldi che le Pmi europee possono usare come finanziamenti ma anche come strumenti per partecipare a eventi o corsi di formazione, per portare i propri prodotti fuori dai confini nazionali, per aderire a partnership comunitarie come pure per la formazione di giovani imprenditori attraverso “Erasmus Plus”.

Se hai bisogno di finanziamenti, però, non c’è soltanto Cosme. Puoi volgere il tuo sguardo verso Innovfin, Europa Creativa per i settori culturali, il programma EaSI, il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale, i Fondi SIE, Fondi strutturali e e di investimenti europei, oltre a prestiti e microcredito offerti dalla BEI, Banca Europea per gli Investimenti e il FEI, il Fondo europeo per gli investimenti. Puoi vedere a questo link. 

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